Clamorosa incomprensione culinaria Sardegna-Cina: nasce “su cane guttiau”

MILANO. Una incredibile storia di spionaggio industriale, buona fede e incomprensioni è alla base di quanto accaduto alla fiera di Milano nei giorni scorsi. La manifestazione ospita, come tutti ben sanno, numerosissimi stand di vari paesi del pianeta che espongono le migliori specialità culinarie di cui vanno fieri. Ad un tale evento non poteva certo mancare la nostra Regione con le sue antiche e gustose ricette tra cui “su polcheddu mesu cottu” (nata per celebrare l’evento milanese, consiste nel litigare se si possa o meno esportare il maialetto crudo o soltanto cotto e alla fine esportarlo cotto a metà) e su casu frazzigu (ovviamente sotto banco).

Ovviamente molti imprenditori si aggirano per gli stand in cerca di prodotti su cui investire tra cui Ta Gazzu Ndi Sciu (noto industriale cinese). Sotto le mentite spoglie di una candida vecchina del lontano oriente, l’uomo avrebbe chiesto a Bobore Coghina, chef orgolese di rinomata fama internazionale, la ricetta de su pane guttiau asserendo che fosse un ottimo prodotto che sarebbe sicuramente piaciuto al suo anziano ed allettato marito (per cui voleva sapere come prepararlo in casa).

Ma ecco in questo momento l’incomprensione: mentre lo chef spiegava per filo e per segno la ricetta, la rinomata pronuncia aspirata tipica del piccolo centro barbaricino avrebbe fatto scomparire la prima e fondamentale consonante della parola pane, trasformando il nome in “su hane ‘uttiau”. Il malefico cinese, non pratico di pronunce barbaricine, avrebbe quindi male interpretato la frase capendo “su CANE guttiau” e replicando la famosa ricetta sarda utilizzando come ingrediente base l’indifeso animale domestico.

Nonostante il flop nel mercato occidentale (e la salvezza del vero pane guttiau sardo), pare che la ricetta stia prendendo piede nel mercato asiatico e stia conquistando fette sempre più grosse di mercato.

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