Zola rivela: “Con Sacchi non giocai i Mondiali perché credeva fossi di Dorgali”

OLIENA. Colpo di scena dal mondo del calcio! Sono passati ben ventidue anni dai mondiali di calcio giocati negli Stati Uniti d’America; mondiali che videro gli azzurri perdere la finale ai calci di rigore a Pasadina contro il Brasile di Romario.

Quello fu il mondiale che gli italiani ancora oggi ricordano come il mondiale di Roberto Baggio, ma che in Sardegna si ricorda pro sos irroccos in ulianesu de Gianfranco Zola dalla panchina che, com’è giusto che fosse, scalpitava per entrare in campo e fare legna.

Dopo anni il nostro Gianfranco, grande fan di Radio Limbara (anche se in realtà è Radio Limbara ad essere sua grande fan) ha deciso di svelare proprio a noi -in esclusiva!- il mistero di quelle inspiegabili panchine; il tutto ovviamente in un impeccabile lingua olianese. A detta del Magix Box, infatti, l’allenatore era convinto che fosse di Dorgali. Le poche persone che Sacchi conosceva in Sardegna, le aveva conosciute in uno spuntino ad Oliena e queste non avevamo ovviamente lesinato sugli affondi contro il paese rivale. A causa dell’abbonadante acquavite e del vino locale cumbidatigli, avrebbe dimenticato tutto della serata; tutto tranne un discorso confuso con alcuni anziani autoctoni un pochino alticci: “ghetta…”, “Istaffa…”, “Gianfranco Zola…”, “Dorgali Pompa…”, “sa giustissia los mundulet…”. Il confuso mister quindi, avrebbe capito -come si dice in gergo- “cazzi per violini” ed avrebbe creduto che il tamburino sardo fosse nativo di Dorgali e di conseguenza avrebbe maturato per lui una non indifferente antipatia che sarebbe durata fino alla partita con la Nigeria.

Zola che in quella partita scalpitava più del solito avrebbe lanciato numerosi irroccos dalla panchina in olianese stretto: irroccos che avrebbero fatto capire a mister sacchi che l’accento del calciatore era effettivamente quello olianese e decidendo finalmente di schierarlo in campo per rimediare… ma purtroppo tutto il resto è storia.

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