Cala Finanza, ritirata l’autorizzazione. Ora il resort si farà a Cala Luna

LOIRI PORTO SAN PAOLO. Niente più Resort di lusso a Cala Finanza. Dopo le polemiche dei giorni scorsi e il polverone sollevato dai soliti comunisti invidiosi che preferiscono i ginepri secolari ai rubinetti d’oro zecchino e alle spiagge deturpate, la cordata internazionale guidata dal colosso immobiliare brasiliano JHSF, insieme alla nostrana Tavolara Bay S.r.l. e muntonalzos varios, avrebbe annunciato il dietrofront: niente più resort a Cala Finanza.

In collaborazione con la Struttura di Missione romana per le Cose Fatte a Sgamo in deroga ZES, i magnati hanno fatto sapere di aver ritirato le carte. Tuttavia chi sperava in una vittoria dell’ambiente dovrà ricredersi: applicando la celebre norma statale del “se la Regione si oppone, noi cementifichiamo un chilometro più in là”, tradotta anche in gergo come “bos coddo totu matessi” l’intero progetto da milioni di euro verrà semplicemente bodolato a Cala Luna.

La decisione è arrivata dopo un vertice d’urgenza a porte chiuse tra i vari manager e funzionari statali, i quali hanno trovato l’inghippo perfetto per saltare a piè pari le tutele locali. A Cala Finanza c’era troppa burocrazia e troppi gente studiata in mesu ‘e pes (in mezzo ai piedi ndr)” avrebbe dichiarato ai nostri microfoni un portavoce del Ministero. A Cala Luna invece, una volta superata la grotta, non ci abita nessuno. E poi diciamola tutta, in barbagia sono più raggirabili, gli freghi la terra sotto, ma se gli dici che loro sono i veri sardi orgogliosi, non avremo problemi!”.

Il nuovo progetto, ribattezzato “Luna Luxury” dunque paret bell’e fattu! Nei salotti finanziari di San Paolo e nei corridoi dei ministeri romani si festeggia già l’ennesimo trionfo del colonialismo balneare, strasicuri che per far digerire le betoniere ai sardi basti offrirgli una sviolinata sull’orgoglio barbaricino, una pacca sulla spalla e magari dirgli pure che il casu marzu è davvero una specialità!

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